venerdì 2 maggio 2014

Quanto guadagna un editore

Ebbene, questa è la domanda più gettonata dopo "Come faccio a mandarti un manoscritto?".
Eccovi accontentati, con tanto di dati precisi.
Prendo come esempio la mia attività: di seguito una fattura pagata per 330 libri.



Per motivi di privacy non posso inserire la fattura completa, ma vi mostro gli screen dei dettagli che ci servono, qui sopra potete trovare la partita iva, dimostrativa che la fattura è intestata a me.



Totale libri: 330 volumi.




Totale da pagare alla tipografia: 1,032,41 euro (milletrentadue e quarantuno centesimi).
Prezzo di copertina medio dei miei libri: 14,00 € (quattordici euro)

E veniamo alla domanda che vi piace tanto: Quanto guadagni dalla vendita dei libri?
Andiamo un po' indietro: quanto vende in media un autore emergente? La media nazionale (quando va bene) è di 150 copie vendute nell'arco di un contratto editoriale (2 anni di media). Sto parlando ovviamente di autori emergenti veri che non abbiano amicizie di sorta e pubblicati da editori piccoli. In Italia ci sono circa 10mila editori, tra piccoli, grandi, free e a pagamento (beh nell'ultimo anno sono falliti un bel po', ma ogni giorno ne nascono altri, quindi non penso che i numeri siano tanto differenti). Quanti libri si pubblicano ogni giorno? Più di 300, se non contiamo i libri scolastici, saggi e cucina. Quanti leggono in Italia? Solo 5 milioni su più di 60 milioni (nel 2013 i lettori sono diminuiti del 3%), la media è di circa 7/8 libri all'anno regolarmente acquistati.

Siete pronti per entrare nel mio mondo? Iniziamo.

Facciamo finta di essere fortunati, abbiamo 330 copie e le vendiamo tutte in un anno. Di quei 14,00 euro cosa rimane a me editore? Ecco quanto:

Togliamo la percentuale che va al distributore e che a sua volta divide la percentuale con la libreria, la percentuale media è del 55% (ma può arrivare fino al 67% - visto con i miei occhi! -), ma noi siamo fortunati e quindi togliamo ai 14,00 euro solo il 55%.

14,00 -----> 55%= 6,3 € (quello che rimane)

A cui va tolto il 10% circa che in media va dato all'autore che ha scritto il libro.

6,3 -------> 10%= 5,67 € (quello che rimane)

A cui va tolto il 4% di iva che va dato per ogni libro pubblicato (anche se non si vendono).

5,67 -----> 4%= 5,44 € (quello che rimane)

A cui va tolto il prezzo di stampa della tipografia. In questo caso una copia mi è venuta a costare esattamente 3,12 €.

Arrivati a questo punto, contate che quello che resta ufficialmente in tasca a me (2,32 €)... non mi resta in tasca! Perché? Perché con quello (765,6 € per 330 libri venduti, mettiamo che venda 330 copie per 10 titoli, sono in totale: 7,656 euro all'anno, neanche un cinese guadagna così...) io ci dovrei pagare il commercialista media annua 1500 euro, l'inps 3000 euro annui, le fiere circa 2000 euro all'anno, il materiale che mi occorre, oltre i libri, e cioè espositori, gadget, segnalibri, buste imbottite per l'invio dei libri, scatole, biro, quaderni, moduli/documenti, fogli per stampa, colori per stampa, timbri ecc., pubblicità a pagamento quale facebook, circa 400 annui, tv/spot pubblicitari - solo quest'anno 250 euro -, volantini circa 1000 euro annui. Ovviamente non ho contato i soldi per le copertine o per altri professionisti né i libri omaggio, facendo finta di essere fortunati e vendere tutte le copie stampate.
Quando mi chiedono: Quanto guadagni? Io sarei capace di darvi la password del mio conto in banca, non so se mi spiego.

Ora vi starete chiedendo: ma perché continui a fare questo lavoro? A volte me lo chiedo anch'io.
La prossima volta che date dei ladri agli editori che si fanno un mazzo così per pubblicarvi, venite a lavorare al posto mio, vi lascio tutto volentieri. E non pensate che agli editori a pagamento vada meglio (molti sono falliti), perché a fine anno loro dovranno pagare il 22% d'iva su quello che guadagnano (io sono fortunata :P non arrivo a pagarlo quel famoso 22%, perché non ho guadagno!), e se voi pagate in media 2000 euro per il vostro libro, 1000 se ne vanno per la stampa, il resto in pubblicità (io non vado al Salone di Torino come editore perché non me lo posso permettere, uno stand costa quasi 3mila euro!), facciamo finta che loro riescano a guadagnare 500 euro puliti da voi e che pubblichino 500 libri all'anno, sono 250,000 euro a cui va tolto il famoso 22% che vi dicevo: restano 195,000 (togli le mie spese dette sopra ma triplicate - io lavoro in casa, non pago l'affitto, le luci ecc. ma molti le pagano), una casa editrice a pagamento solitamente ha dipendenti (io non posso assumere, perché non riesco a pagare nemmeno me stessa, figuriamoci gli altri!), un dipendente all'azienda costa 2000 euro, quando a lui dà 1000 al mese, senza fare nomi, parliamo di una casa editrice che conosco che per quanto ne so ha 10 dipendenti e siamo già a 20000 euro da togliere al mese... L'unico modo per fare soldi è: pubblicare tanto e vendere tanto (ma tanto!), soprattutto online, tramite la casa editrice e non tramite intermediari (ma è praticamente impossibile, perché la gente ama andare in libreria e di conseguenza i distributori servono!).

In bocca al lupo agli incoscienti come me che decidono di aprire una casa editrice in Italia.

PS. Ah, per i più curiosi, vi svelo un segreto: sembra che io mangi come tutti gli altri esseri umani esistenti al mondo e mi dicono che il mangiare si debba comprare regolarmente, nessuno me lo dà gratis. Per cui al prossimo che mi dice: "Ma tu dovresti lavorare per passione e non per guadagnare" un vaff***** non me lo toglie nessuno! Voglio proprio vedere chi di voi ha mai lavorato per passione, senza guadagnare niente, per 8 anni come sto facendo io.

Il prossimo articolo si intitolerà "Come salvare un editore..."

8 commenti:

  1. bellissimo, brava Arge! ti aiuto a farlo girare ;)
    Jessica

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Un editore ha bisogno di sostegno e io sono d'accordo con la politica aquista un libro dal catalogo e invia il tuo manoscritto, sopratutto se la casa editrice è nascente. Insomma, mica gli editori mangiano le pietre, devono campare pure loro e, se si stima la casa editrice in questione è doveroso secondo me, farsi un'idea sul genere di libri che pubblica (è anche una forma di rispetto). Io non vorrei mai stare nei tuoi panni Argeta, ma ti appoggio e capisco la tua frustrazione.

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  4. Da editore a editore: ripeto questa filastrocca quasi ogni giorno, ma ancora la gente non mi crede. Sostengo e appoggio il tuo post, una soluzione la troveremo, ma non con questa crisi economica. Sta di fatto che per tenere aperta una casa editrice l'editore deve fare un secondo lavoro. Il problema è farlo capire agli autori.

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  5. Editora anche io... capisco e condivido in pieno!

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  6. Leggo troppo tardi questo post che condivido. Editore anch'io.

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  7. Siamo tutti nella stessa barca, cari editori. Forse dovremmo collaborare anziché venirci contro come spesso vedo accadere, forse è l'unico modo per sopravvivere in un mare di squali.

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